In questo articolo parleremo di una molecola che ricopre un ruolo fondamentale nel percorso di dimagrimento, e che probabilmente in pochi conoscono nel dettaglio: Il glicogeno

Prima però occorre fare un tuffo di circa 20.000 anni nel passato. Certo, potrebbe sembrare una distanza enorme, ma in realtà è nulla rispetto ai milioni di anni  trascorsi da quando i nostri antenati volteggiavano tra i rami della giungla.

Cosa è cambiato da allora? In quel tempo viveva il nostro antenato più recente: l’Homo Sapiens Sapiens, l’uomo delle caverne per intenderci. Una verità inconfutabile, che va ricordata, è che le mutazioni genetiche richiedono milioni di anni per diventare evolutivamente significative, e in soli 20000 anni, contrariamente all’ambiente e alle abitudini dell’uomo, l’assetto genico non è mutato.

Possiamo quindi affermare con un buon margine di approssimazione, che ad oggi condividiamo con l’Homo Sapiens circa il  99% del patrimonio genetico. Ebbene si!! Noi tutti siamo rimasti per molti versi uomini delle caverne, e sicuramente lo siamo per quanto riguarda l’aspetto metabolico. Alla luce di questa premessa, prepariamoci a conoscere meglio il "Glicogeno".

 

Il Glicogeno

Il glicogeno è quotidianamente prodotto e metabolizzato nell’ organismo umano, cosi come in altri organismi, vertebrati e non. Forse i non addetti ai lavori non conoscono il ruolo chiave che questa molecola riveste nel controllo del peso.

Il glicogeno, depositato prevalentemente nel fegato e nel muscolo scheletrico, funge da riserva energetica indispensabile per la sopravvivenza. E fu proprio attingendo a queste stesse riserve che l’Homo Sapiens riuscì a superare i giorni in cui la caccia non risultava propizia.

Certamente il suo stile di vita era del tutto diverso dal nostro: per procurarsi il cibo egli doveva camminare a lungo in cerca di vegetali e frutta, ma soprattutto doveva cacciare ed inseguire la preda correndo per intere giornate e quando la caccia non andava a buon fine era costretto al digiuno.

Oggigiorno è decisamente più semplice: le nostre corse sono limitate al supermercato, preferibilmente in macchina e possibilmente il più possibile vicino a casa! L’uomo moderno ha adattato il suo metabolismo alla sovralimentazione, l’uomo delle caverne al digiuno.

 Ma come riusciva l’Homo Sapiens a sopravvivere al digiuno? Grazie alle scorte di glicogeno, riserva di zucchero per eccellenza a cui l’organismo può attingere in condizioni di stress.

Come si presenta Il glicogeno? La sua consistenza è pari a quella di un gel. Avete presente quello usato per i capelli? Molto simile! Il glicogeno è costituito dall’unione di più molecole di zucchero chiamate glucosio, unite tra loro a formare delle catene ramificate. (Volendo approfondire le vostre conoscenze sul glucosio cliccate sul link https://it.wikipedia.org/wiki/Glicogeno)

Il glucosio è trasportato attraverso il sangue e la sua concentrazione viene definita "Glicemia", termine che tutti noi abbiamo probabilmente sentito e che significa appunto “concentrazione di Glucosio nel sangue”. I valori di normalità della glicemia sono compresi tra 70 e 110 mg/dl: quando i valori sono superiori si parla di iperglicemia (livelli elevati di glucosio nel sangue). Al contrario, si parla di ipoglicemia quando i livelli di zucchero nel sangue sono inferiori.

Non vogliamo entrare nel merito delle problematiche relative al diabete, ma semplicemente introdurre il concetto che alti livelli di glucosio nel sangue e nelle cellule sono dannosi. Quindi, utilizzare molecole di glucosio proveniente dai cibi per costruire il glicogeno serve, oltre che ad incrementare le riserve di zucchero, ad evitare che il glucosio  nel sangue raggiunga livelli eccessivi.

A proposito di glucosio, vi ricordate una famosa pubblicità che recitava: “il cervello ha bisogno di zucchero”? Nulla di più vero.

Il nostro sistema nervoso centrale utilizza esclusivamente il glucosio come fonte di energia, e quindi deve esserne continuamente rifornito. Il mancato apporto di glucosio al cervello in seguito ad una carenza di insulina, come nella condizione del coma diabetico, può portare alla morte se non adeguatamente trattato.

Dal punto di vista biochimico, il nostro cervello non è in grado, contrariamente ai muscoli, di ricavare lo zucchero necessario da altre riserve, come ad esempio i grassi. Il nostro organismo però è capace di avviare una reazione  biochimica chiamata Neoglucogenesi (perdonate il termine complesso) capace di convertire gli aminoacidi delle proteine in glucosio. Questa reazione si attiva in condizioni particolari di stress metabolico quali il digiuno o le diete prive di carboidrati, ovvero quelle diete che assicurano in breve tempo un’importante calo di peso, non grazie all’eliminazione di grasso corporeo ma ad una dannosa disgregazione della massa muscolare magra. Ma avremo modo di approfondire la differenza tra  “dimagrire” e  “deperire” in un prossimo articolo.

 

Perché un eccesso di carboidrati fa ingrassare

Supponiamo di aver consumato un pasto particolarmente ricco in carboidrati. Questi, in seguito ai processi digestivi, vengono trasformati in zucchero: glucosio per l’appunto.

Il glucosio, assorbito attraverso l’intestino, raggiunge il sangue (Aumento Glicemico post-prandiale) e tramite questo arriva alle cellule. Ecco che a questo punto interviene l’insulina allo scopo di rende possibile il passaggio dello zucchero all’interno delle cellule

Ma la quantità di zucchero disponibile nel sangue in questo caso, supera di gran lunga la richiesta da parte delle cellule e quindi gran parte del glucosio rimane nel sangue. Per evitare un eccessivo innalzamento della glicemia, l’insulina attiva la glicogeno sintetasi, enzima necessario per la trasformazione dello zucchero in glicogeno. Raggiunto il limite massimo consentito in termini di riserve di glicogeno, se lo zucchero nel sangue è ancora elevato, l’insulina attiva una serie di reazioni biochimiche che portano alla trasformazione del glucosio in grasso.

Ricordatevi che il nostro organismo non può rimanere per lungo tempo esposto a livelli di glucosio elevati, poiché si attiverebbe il processo di glicazione con conseguente danneggiamento delle proteine.Quindi l’insulina, che ha il compito di normalizzare i livelli di zucchero libero nel sangue, trasforma in grasso gli zuccheri assunti in eccesso. Ecco perché troppi carboidrati fanno ingrassare.

Molto diverso è l’impatto che può avere un pasto ricco di carboidrati quando le riserve di glicogeno sono ridotte (al mattino), rispetto all’impatto che potrebbe avere alla sera, quando i pasti consumati durante il giorno hanno alzato le riserve di glicogeno. Per questo la colazione rappresenta un pasto importante finalizzato a fornire le riserve energetiche per affrontare la giornata.

L’intervallo di tempo tra la cena e la colazione è di circa 10-12 ore. Se non avessimo le riserve di glicogeno, il nostro organismo non sarebbe in grado di fornire al cervello lo zucchero di cui necessità. L’organismo quindi, come Penelope con la sua tela, di giorno rigenera il glicogeno e di notte lo metabolizza. In verità, questo processo di sintesi-utilizzo del glicogeno avviene anche durante il giorno, ma poiché il tempo che intercorre tra un pasto e l’altro è minore, le riserve di glicogeno si conservano per la sera, specialmente se i pasti consumati sono ricchi in carboidrati.

Le riserve di glicogeno quindi, sono riconducibili ad un serbatoio che viene riempito durante i pasti e svuotato nelle ore successive.

Nell'articolo: Lo Scarico e il Carico dei Carboidrati nella dieta spiegheremo come tradurre in pratica i concetti sopra esposti, sui quali si basa il metodo diet4you.it

 

Dr. Maurizio Stoppa